
Ciao ragazze! Oggi torniamo a parlare di disregolazione emotiva nei bambini. Se nel post precedente abbiamo definito tecnicamente di cosa si tratta, oggi voglio fare un passo in più: voglio parlarvi della mia esperienza personale. Niente teoria, solo vita vera, sperando che il mio racconto possa esservi d’aiuto.
Il “vulcano” in casa: chi è la mia bambina

Ho una bambina di 6 anni: è intelligente, curiosa e dotata di un’energia travolgente. È sempre stata una di quelle bambine “attive”, che non ti lasciano un attimo di respiro. La sua voglia di scoperta l’ha portata fin da piccolissima a voler fare tutto da sola, cacciandosi spesso nei pasticci perché, com’è naturale, i bambini non hanno ancora il senso del pericolo.
Questa sua spinta verso l’indipendenza, però, ha un rovescio della medaglia: una profonda frustrazione quando non riesce nel suo intento o quando riceve un “no”. In quei momenti, la sua difficoltà nell’accettare il limite provoca reazioni di rabbia esplosiva. È un vulcano: quando erutta, nulla sembra poter arginare la crisi.
Oltre il capriccio: capire la crisi emotiva
Uso il termine “crisi” perché è l’unico appropriato. In quei momenti, i bambini sono oggettivamente in difficoltà. Non possiedono ancora gli strumenti fisiologici e cognitivi per gestire un’emozione così intensa. L’unico modo che hanno per manifestarla è urlare, lanciare oggetti o, a volte, scagliarsi contro l’adulto – che percepiscono come la causa del loro malessere – con calci o spinte.
Come si sente un genitore?
Solo chi vive queste situazioni sa cosa si prova. Quando le crisi avvengono per ogni minima sciocchezza, magari più volte al giorno e per ore, ci si sente svuotati. Esasperazione, impotenza, esaurimento fisico e un senso di colpa paralizzante diventano i compagni di viaggio quotidiani.
Il sentimento indicibile: quando l’amore si trasforma in fatica
C’è un aspetto ancora più sottile e doloroso che può nascere inconsciamente in un genitore: un sentimento di rifiuto, quasi di “odio”, verso il proprio bambino.
A me è capitato. Mi ci è voluto del tempo per ammetterlo, ma avevo iniziato a sviluppare una preferenza per l’altra mia figlia, da sempre più calma e meno soggetta a quelle crisi, per me quindi meno impegnativa. È un sentimento che nasce in silenzio; facciamo fatica a vederlo e figuriamoci a confessarlo, ma noi stavamo iniziando a vedere nostra figlia solo come “quella che dà troppo da fare”, quella “difficile”.

Il rischio della profezia che si autoavvera
Sapete qual è il pericolo più grande? Che il bambino finisca per identificarsi con l’etichetta della “bambina cattiva”. I bambini non sanno gestire le emozioni, ma hanno un istinto sopraffino nel percepire i nostri sentimenti. Se si sentono giudicati, si convincono di essere sbagliati o problematici. Sentono che è quello che percepisce la mamma o il papà di loro e pian piano, finiscono per crederci.
La svolta: guardarsi dentro per cambiare fuori
Fortunatamente, la trappola non ci ha inghiottiti. Ho capito che la mia bambina era (ed è) un’esplosione di gioia ed energia: eravamo noi a essere troppo stanchi e carichi di impegni per riuscire ad accoglierla.
C’è un punto fondamentale che voglio sottolineare: noi non siamo cresciuti con le nostre emozioni. Ci hanno insegnato a scacciarle o reprimerle. Spesso il nostro sistema nervoso è come una corda di violino, pronta a spezzarsi.
- Il suo pianto era per me insopportabile.
- Le sue urla erano eccessive.
- Volevo solo che smettesse… ma lo volevo per me, non per lei!
Ero io la prima a essere disregolata e a non avere gli strumenti per stare con lei in quel dolore.
La vera rivoluzione: cambiare sguardo
Gli esercizi pratici sono utilissimi, ma senza l’ascolto di se stessi non bastano. La vera rivoluzione avviene quando riuscite a modificare il vostro sguardo verso vostro figlio.
Dobbiamo vedere i nostri figli per ciò che sono: piccole creature che non hanno altro modo di reagire.
- Sospendi il giudizio: Non hai sbagliato tutto e lei non deve smettere di piangere in un minuto.
- Scegli l’amore: Accoglila con pazienza, non con nervosismo. I bambini sentono se siamo lì per proteggerli o per giudicarli.
Da quando ho iniziato ad accettarla anche nelle sue reazioni più forti, mia figlia ha iniziato a sentirsi al sicuro. Oggi, crescendo, sta imparando ad affrontare la frustrazione in modo incredibile! Le crisi ci sono, ma non durano più di un quarto d’ora. E soprattutto, adesso, lei sa che può contare su di me! In quei momenti mi chiede di aiutarla. Questo mi riempie di gioia. Tutto si smorza quando c’è connessione emotiva.
Come la aiuto a calmarsi?
Sono calma io per prima:
- respiro, mi ricordo sempre che le serve una mano, non vuole rovinarmi la giornata!
- Se vuole, l’abbraccio. Le ho spiegato tante volte che, in quei momenti, anche se lei vuole parlare, vuole spiegazioni, vuole avere ragione sul perchè è esplosa, il silenzio è l’unica via;
- Respira abbracciata anche lei;
- Quando il pianto è effettivamente andato via e la rabbia lo ha seguito, parliamo.
Lavoro emotivo: vi lascio un esercizio da fare insieme quando è calma, non durante una crisi:
LA MEDITAZIONE DELLA MONTAGNA

Questa pratica aiuta il bambino a identificarsi con la forza della natura. Potete farla seduti sul tappeto, a gambe incrociate, come se foste voi stessi una piccola montagna.
1. Diventiamo una Montagna
Fate sedere il bambino a terra, gambe incrociate, schiena dritta. Ditegli che deve assomigliare ad una montagna: “Sei solido, fermo e maestoso”
2. Il tempo cambia fuori da te
Spiegate che il tempo cambia, intorno e sopra di lui, in base alle stagioni:
- Arriva il sole e scalda la tua roccia.
- Arriva la pioggia e lava le tue pareti.
- Arriva il vento forte che soffia tra gli alberi.
- Arriva la neve e ti copre con un mantello bianco e freddo.
3. Tu resti immobile
Cosa fa la montagna mentre succede tutto questo? Nulla. La montagna non scappa, non si arrabbia con la pioggia e non cerca di trattenere il sole. La montagna resta lì, ferma e tranquilla. Guarda le nuvole passare, ma lei rimane sempre la stessa: forte, bella e imperturbabile.
4. Il tuo respiro è la tua forza
Quando senti arrivare una “tempesta” di rabbia o di tristezza, chiudi gli occhi e ricorda: tu sei la montagna. Le emozioni sono come il vento o la pioggia: arrivano, fanno un po’ di rumore, ma poi devono passare. Sotto l’emozione, tu sei sempre quella montagna solida e sicura.
Se volete approfondire o condividere la vostra storia, scrivetemi nei commenti o in privato. Vi leggo con il cuore!